Non è una questione di numeri

I voti alle scuole elementari e medie, il voto alla maturità, alla Laurea, l’età, la taglia, il peso, il numero di scarpe…

Da brava studentessa di Liceo Scientifico sono sempre stata affascinata dai numeri, tanto da farne, con l’informatica, una professione.

Ultimamente però mi chiedo quanto il peso di questi diventi tale da condizionarci la vita.

La scorsa notte è stata agitata e insonne, a causa del ritorno, che ormai speravo scongiurato, delle crisi per Zippi.

Per tutta la notte, non riuscendo a prendere sonno, sono stata assillata dai numeri.

Scricciolo, essendo in terza media, sta affrontando giorno per giorno la sua personale sfida con questo barbaro strumento di valutazione scolastico (si, barbaro: sono sempre più convinta che sia aberrante appiccicare ad una persona un numero per una prestazione scolastica).

Dall’altra parte i suoi 13 anni sono un numero pesante per chi vorrebbe un giorno averne 4 e farsi ancora coccolare tra le braccia della mamma e il giorno dopo averne 18 per vantare una indipendenza che ancora non sa che difficilmente avrà a tutti gli effetti a quella età.

In questo turbinio di pensieri rivolti a lei mi sono ricordata di quanto mi sentissi stretta nei voti al liceo o dell’università: si perché quando i voti sono “i migliori della classe” questa stretta non la senti, ma quando cadi dal piedistallo e “torni ad essere umana” con i 5 presi a schiaffo di quello che credevi essere un impegno sufficiente o le insufficienze prese davanti ad un professore che invece di accoglierti ti fa sentire in difetto e la tua voce si blocca subito dopo il tuo cervello che cancella tutto quello che fino a 10 minuti prima ricordavi perfettamente, allora la storia cambia sensibilmente.

L’ho patito e mi ricordo molto bene quella sensazione di sconfitta, quel IO NON SONO QUESTO NUMERO che mi risuona nella testa. E mi fa male pensare a chi, fin dalle elementari, si sente addosso il peso di questa sensazione ogni singolo giorno di scuola, e probabilmente per il resto della sua vita.

Il mondo moderno non fa altro che inscatolarci in numeri.

Lo sanno benissimo le donne che si sentono belle o brutte, vincenti o perdenti in base al numero proposto dalla bilancia o al momento dell’acquisto di un abito.

Lo sanno bene i neolaureati ai quali viene chiesto “voto di laurea eccellente” per entrare nella selezione di un posto di lavoro.

Lo so bene anche io che ogni giorno devo far valere me e i miei diritti nonostante l’età, il numero di figli, il genere (si, lo so: non è un numero, ma la casellina F con la spunta per noi informatici è comunque “1”!!!)…

Lo sanno bene quei ragazzi disabili che durante una seduta di Pet Therapy con gli asini si sono sentiti attribuire dei “voti” in base alla prestazione del giorno.

Sono spaventata da questa continua ed inesauribile catalogazione per numeri!

Lo so bene, si, MA IO NON SONO QUEL NUMERO! Nessuno di questi! Io sono TUTTE LE ESPERIENZE. Perché ciò che sono oggi è la somma di tutte le mie esperienze, di tutto il mio vissuto.

IO SONO COME SONO e non VOGLIO ESSERE CATALOGATA. E se decido di fare qualcosa lo faccio per me stessa e non per rientrare nei numeri che piacciono agli altri.

Voglio stare bene con me stessa, essere SANA fuori e dentro!

BE FREE, BE CONFIDENT, BE YOURSELF, BE HEALTY

2 Comments

  • Sono d’accordissimo con quello che dici. Abbiamo tutti sofferto nell’essere incasellati in un certo posto nella scuola e nella vita lavorativa e oggi lo vediamo ancora più esasperato nella vita dei nostri figli. Sono sempre più a favore delle scuole con metodi alternativi, senza voti. Se ripenso alle persone di successo che conosco , poche di queste avevano un’ottima media scolastica!

    • Grazie Silvia! E’ esattamente quello che intendevo. L’idea che un numero possa definire chi sono e cosa posso fare non riesco proprio a digerirla. Qualunque numero esso sia. Concordo con te: una scuola senza voti sarebbe indubbiamente un ottimo punto di partenza che farebbe crescere non solo i ragazzi ma anche gli stessi insegnanti che dovrebbero “cambiare la loro mente”.
      mi piace! 🙂

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