Scuola, ieri oggi e… domani?

scuola

Nel 2013 mi trovo ad affrontare l’ambiente scolastico come mamma di una quattrenne all’asilo e di una quasi novenne in terza elementare.
E ciò che vedo, purtroppo, raramente mi piace.

Ho scritto un post tempo fa riassumendo la mia “prima” impressione dopo 2 anni di scuola elementare: cerco sempre di essere obiettiva nelle mie riflessioni riguardo alle istituzioni pubbliche, sapendo bene che hanno a che fare anche loro con rogne finanziarie e genitori che credono che i figli siano le vittime dei cerberi insegnanti.

Qualche tempo dopo, però, ho raccolto la testimonianza di un’amica, membro del Consiglio di Circolo che ha elencato una serie di evidenti carenze e problemi che affliggono le scuole pubbliche.

Ho pensato quindi che la cosa migliore fosse quella di chiedere un altro parere, quello di una persona fidata, che la scuola l’ha vissuta “da dentro”, dall’altra parte: la mia carissima Prof delle medie.

Ed ecco la “sorpresa” (ovviamente sono ironica): la mia carissima Prof è disillusa, preoccupata e rattristata da ciò che è oggi la scuola.

Mi permetto di citare letteralmente le sue parole: “La Scuola come io l’ho vissuta, amata non esiste più. Risponderti mi ha fatto vedere con lucidità quello che mi fa male ammettere… Tutto è stato sotterrato da una politica che ha distrutto quello in cui ho creduto per tutti gli anni di lavoro… ti devo confessare che neanche più gli insegnanti sono più sensibili ad essere Maestri…”

Leggere queste parole mi ha fatto trasalire: cio’ che sospettavo si è fatto improvvisamente realtà. Perchè essere insegnanti ed essere Maestri sono due cose totalmente differenti e io l’ho imparato proprio da lei.

LEI, che MAESTRA lo è stata davvero: Maestra a scuola, Maestra nella vita, Maestra nei sentimenti, LEI per la quale ho avuto ed ho tutt’ora un rispetto, una riconoscenza e un affetto smisurato, LEI per la quale nutro cieca fiducia, non crede più in cio’ che l’ha resa la MIA MAESTRA!

Ecco la scuola che devo affrontare e vivere, ecco la scuola che oggi mi chiede di portare la mia Scricciolo dal neuropsichiatra, dal logopedista, dallo psicologo, perchè è troppo immatura, non badando al fatto che la mia bimba sta affrontando zippi e l’incidente di papuzzo e chissà cosa le sta passando per la testa..

Ma non mi arrendo! Per le mie pupaz e perchè io credo in una scuola migliore.

Cosa possiamo fare?
Pensare, parlare, raccontare e proporre e non smettere mai di crederci e di lottare per il diritto all’istruzione dei nostri figli.

Tempo fa ho promesso che avrei scritto un post su scuola e disabilità: non me ne sono dimenticata! Lo farò! Forte anche dell’esperienza che con Scricciolo stiamo affrontando.

Nel frattempo vi invito a leggere l’articolo che la mia carissima Prof mi ha suggerito e a ragionare su quale sia la scuola che dobbiamo pretendere e per la quale dobbiamo lottare.

Il mio 8 marzo

mimosa

Adesso che il clamore e la baldoria è stata accantonata, finalmente posso dire “auguri a tutte le donne“.

Non ho mai amato più di tanto questa festa, più che altro per il risvolto commerciale che, da bravi italiani, riusciamo a dare a qualsiasi cosa.
Ma ieri, nel mio piccolo paesello, ho partecipato ad una delle prime “commemorazioni” utili e interessanti di questa giornata.

Poche donne conoscono il vero significato di questa festa: questa data è stata scelta per ricordare le lotte che portarono nel 1908 il congresso americano a discutere del voto alle donne. All’8 Marzo è anche associato un grave incendio che portò alla morte di 146 persone, la maggior parte donne, e che, nella realtà, avvenne il 25 Marzo 2011.

Nello spirito di questo ricordo e di queste lotte, ieri, l’associazione “LiberaMente” ha organizzato una serata di discussione e informazione riguardo al ruolo della donna oggi e alle violenze sulle donne.

Tristemente noto nelle cronache giornaliere, questo argomento ha aspetti molto più subdoli di quelli che sfociano nella rabbia incontrollata e nelle tragedie. La violenza alle donne passa anche per la via psicologia e mina la sicurezza e la serenità di chi ne è oggetto.

Nell’incontro di ieri, oltre che sottolineare questo spesso sottovalutato aspetto, sono state proposte in breve, piccole ed efficaci tecniche di autodifesa, FUORI e DENTRO casa.

Ecco: queste sono le iniziative che mi rendono fiera di essere donna.
Lo spogliarello dell’8 Marzo si dimentica la mattina dopo, una chiacchierata tra donne che si vogliono ascoltare ed aiutare resta dentro per molto, molto tempo.

Buona Festa della Donna

Il primo dono che fai a tuo figlio è il nome

blogThinker

Il tema che questo mese ci propone Donna Moderna Bambino è forse quello che si può considerare la prima vera chiacchierata/decisione che due genitori prendono nei confronti del pargolo (ovviamente dopo quella di avere un bambino!): “quale nome avrà il pupillo?”

Benchè rispetto alle decisioni che si prospettano nel futuro dei due temerari ci sia indubbiamente qualcosa di molto molto più “decisivo” e “pericoloso”, questa prima scelta è qualcosa che accompagnerà per il resto della vita quel simpatico esserino che sta per travolgere le esistenze di una (quasi) ignara coppia.

Come tutte le decisioni di un certo peso, in genere provoca qualche discussione, dialoghi infiniti e innumerevoli considerazioni.

Mi sono trovata due volte in questa situzione e per ben due volte ho dovuto fare i conti con alcune regole fondamentali che scandiscono le tappe di questo iter decisionale:
1) La percezione della bellezza di un nome è qualcosa di decisamente personale: nemmeno la persona a voi più vicina appoggerà indistintamente tutte le vostre proposte
2) La scelta del nome non è una cosa che riguarda solo i genitori: mi spiace, ma è un dato di fatto. Amici e soprattutto parenti faranno a gara per proporre il nome secondo loro più appropriato o per elargire considerazioni riguardo quelli da voi proposti. Se poi sarete abbastanza forti, riuscirete a fre orecchie da mercante!
3) La proporzione tra cognome e futuro nome non è un dettame e  varia a seconda della impronunciabilità del cognome, della lunghezza dello stesso e, guarda un po’.. del gusto! Io ad esempio ho sempre pensato che nome e cognome non dovessero avere lunghezza sproporzionata per mantenere un certo “equilibrio”, molti invece ritengono che con un cognome lungo, ci voglia un nome corto. Ma con un cognome corto? Va bene un nome lungo?
4) La nazione di appartenenza del pupillo non deve essere necessariamente un ostacolo alla scelta, ma è bene che la pronuncia di un nome straniero sia universalmente conosciuta e che non dia origine, essendo noi italiani, alla sensazione che il pupo di casa diventerà un giorno il prossimo esponente di Cosa Nostra!
5) La trappola dell’associzione nome/cognome ridicolo è sempre in agguato anche a causa del successivo punto
6) La scelta del nome è indissolubilmente legata a due simpatici giochi:
il gioco delle rime
il gioco del “conosco uno/una con quel nome”

Entrambi questi giochi danno luogo a spiacevoli inconvenienti.

Il primo ti porta a cercare rime con qualsiasi nome e a mandare in Black List nomi che prima erano al posto numero 1 o 2 della tua classifica a causa di una rima escogitata da qualche amico/parente (vedi sopra); oppure porta i genitori a rassegnarsi al fatto di aver messo al figlio un nome che fa rima con qualcosa di inesorabilmente spiacevole.

Il secondo porta ad associare i nomi a persone che, immancabilmente, troviamo antipatiche, fastidiose, egoiste, ecc..

Come uscire da questo guado? Sorry ma non vi è via d’uscita! Bisogna passarci. E superarlo a testa alta!

L’unico consiglio che mi sento di dare è: ascoltate in modo critico, non fatevi influenzare. Scegliete il nome che più vi piace, magari andando a cercare il vero significato o origine del nome, indipendentemente dal fatto che sia stato affibiato alla figlia insopportabile del vicino.

Personalmente ho usato, come dicevo, la tecnica “significato/origine”, della proporzione tra nome e cognome, associata ad una buona dose di “non mi interessa cio’ che pensano gli altri” ed ho scovato per le mie due pupaz due nomi Italiani di cui non credo mi pentirò mai.

E ora: buona caccia!

Rispetto!

blogstorming

Come donna che ha studiato informatica all’università degli studi di Milano, tra un mare di ragazzi geek e intraprendenti che si domandavano cosa mai potessero farci un gruppetto di dieci (e non è un numero a caso) ragazze in nell’aula di “Basi dati e sistemi informativi” ho dovuto affrontare fin da subito quello che viene comunemente chiamato “sessismo”.

Ecco perchè quando ho letto il tema del mese del BlogStorming, ho sentito la necessità di dire la mia a riguardo: Rispetto!

Perchè questa simpatica sensazione di essere “donna” nel posto sbagliato mi ha accompagnata (e a volte mi accompagna ancora) per un lungo periodo della mia vita lavorativa.

Essere “quella che ne sa di informatica e computer” ed essere donna, spesso viene visto come un ossimoro! Spesso i miei responsabili si sono trovati di fronte a clienti che, davanti a me, chiedevano CHI fosse l’esperto di sistemi e di informatica..

Situazione davvero spiacevole.

Per non parlare delle volte che mi sono proposta di aiutare qualcuno con il computer (mannaggia a me!) e di sentirmi rispondere: “grazie, ma questo programma/computer non funziona. chiamerò qualcuno che ne sa..”.

Ora che sono responsabile delle Applicazioni del Trading di una azienda Svizzera le cose sembrano essere migliorate: saranno gli svizzeri? Il capo che indubbiamente ha più fiducia nelle donne? Oppure sono proprio cambiati i tempi?

Ho due figlie femmine e mi piacerebbe davvero poter affermare con assoluta certezza che i tempi siano cambiati, ma purtroppo non ne sono così sicura.

Da mamma, lavoratrice, appassionata di informatica e computer, gelosa della mia indipendenza e della mia crescita personale sto cercando di insegnare alle mie pupaz che nulla è impossibile, che i sogni si possono avverare, qualunque sia il sesso della persona che li esprime, che è bello credere in ciò che si è, indipendentemente dalle opinioni altrui.

Perchè credo fermamente che il rispetto sia dovuto a ciascun individuo indipendentemente dal sesso, dalla posizione sociale, dal credo religioso o dal colore della pelle.

Ma credo altrettanto fermanete che si possa aver rispetto per gli altri e pretendere rispetto dagli altri solo se noi per primi crediamo e rispettiamo noi stessi.

E il rispetto parte dalla consapevolezza di se stessi, delle proprie qualità e dall’accettazione dei propri difetti; dalla ricerca della propria strada, dall’affermazione dei propri sogni.

Quindi care le mie donnine, lottate per i vostri sogni, per le vostre convinzioni, per il vostro futuro, in una parola per voi stesse!
Oggi abbiamo a disposizione uno strumento potentissimo: la rete!
Informatevi, cercate, diffondete!

Da dove partire? Magari da un contest, magari dal BlogStorming! E il resto verrà da se 🙂

Questo post partecipa al blogstorming

Serie televisive – Homeland

homeland

Seconda Stagione, episodio due. E già siamo con il fiato in sospeso!

Questa serie è iniziata lo scorso anno qui in italia su Fox e fin dall’inizio si è presentata come un qualcosa di molto molto particolare e.. ricco di souspance e colpi di scena.

La trama è semplice: Nicholas Brody, un marine degli Stati Uniti, viene ritrovato dopo 7 anni in un bunker nemico e liberato. Torna in America osannato da tutti come un eroe; ma Carrie Mathison crede che si sia convertito e che sia tornato per eseguire un attentato terrorista.

L’inizio è piuttosto confuso e forse un po’ lento: tutto sembra già chiaro e la domanda sorge spontanea: “beh? cosa mai potrà succedere?”.

Ed ecco il colpo di genio: le puntate si susseguono con una carrellata di avvenimenti che vi farà cambiare idea più e più volte sul ruolo del “buono” e quello del “cattivo” in questo telefilm.

Nulla appare scontato, nulla è più “ovvio”.

Anche cio’ che indubbiamente avete sempre definito “cattivo” e “buono”, vaccillerà botte di colpi di scena.

Gli attori sono eccezionali: l’attrice che interpreta Carrie Mathison si è guadagnata il Golden Globe per la sua eccezionale interpretazione (e davvero se lo meritava!);  la serie televisiva ha avuto numerosi riconoscimenti.

Per chi ama souspance e colpi di scena, intrighi e argomentazioni psicologiche ma anche per chi non disdegna che le proprie convinzioni possano essere messe in dubbio da (eventuali) valide argomentazioni questo è il telefilm giusto! 🙂

Giudizio complessivo:  da non perdere e da guardare con spirito critico e una buona dose di CALMA quando il regista decide di “lasciarci in sospeso”.

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