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Di orecchini e di crescite (quasi) inaspettate

orecchino

Questo periodo dell’anno è caratterizzato da una miriade di impegni che travolgono tranquille e pacate famiglie in un turbine di eventi: feste di fine anno, pizzate, saggi, colloqui e preparazione all’estate.

In questo tornado di appuntamenti, per la nostra famiglia, quest’anno è caratterizzato dalla fine di un’epoca: la remigina Nocciolina sta per abbandonare la scuola materna!

Ebbene si: la piccola di casa è cresciuta e si prepara alla scuola! Mamma emozionata e intenerita!!!!

Ma se credete che accettato questo per noi sia finita vi sbagliate di grosso! Bimbafashion, alias Nocciolina, alias “mammaguardachesonogrande”, ha regalato altre due perle, o meglio schiaffi, al nostro orgoglio di genitori di “bimba piccola”.

Prima perla: dopo aver inutilmente insistito per mesi e dopo essere stata “sedata” con la scusa del saggio di danza, Bimbafashion ha categoricamente deciso che era finito il tempo dei capelli lunghi e ha insistito finché la mannaia del parrucchiere non si è abbattuita sulla sua lunga chioma (sig sig…)

Secondo colpo: con uno strategico elenco di “pro” (e di “contro” occultati) ha convinto la sottoscritta ad anticipare di qualche mese l’applicazione degli orecchini (“mamma poi inizia la scuola, meglio adesso così mi curi meglio…”).

Ora sottopongo a voi questa domanda: mi sto rimbambendo io o lei è decisamente decisamente decisamente TROPPO avanti???? 😮

 

La maledizione del compito perduto

compiti

 

Chiunque abbia un figlio di età compresa tra 8 e 2657 anni, sa di che cosa parlo…

Una volta entrati nel turbine dei compiti non c’è via d’uscita: vieni risucchiato e addio! E’ stato bello conoscerti…

E io sono ancora abbastanza giovane per sapere che questa sensazione di smarrimento non finirà mai… perché sia come figlio che come genitore l’incubo compiti ti perseguita senza tregua.

Ecco quindi che tutte le sere si ripete lo stesso rito: “ecco i compiti per domani” “ok, inizia a farli” “io non li so fare da sola… e non si fanno così la maestra dice che vanno fatti in un altro modo… cavoli io odio la matematica/storia/grammatica (a discrezione del soggetto e del momento contingente)… uffa quanti compiti… io sono stanca… ho mal di testa… ma domani non ho la verifica…”

E mentre la mamma disperata fa appello a tutta la forza innata (essendo cavaliere Jedi da quando ha partorito) per evitare di strozzare il figliolo frignante, i compiti arrivano inesorabilmente al compimento e la serata volge al termine.

Ma di tanto in tanto capita che, proprio quando il cavaliere Jedi crede che la sua missione sia volta al termine e sta per riporre la spada laser nella cintura, un ultimo efferato compito, dimenticato nel diario o addirittura lasciato alla memoria dello sbadato pupillo, sbuca da sotto il letto e urla vendetta!

E la solfa ricomincia… “io non li so fare da sola… e non si fanno così la maestra dice che vanno fatti in un altro modo… cavoli io odio la matematica/storia/grammatica… uffa quanti compiti… io sono stanca… ho mal di testa… ma domani non ho la verifica…”

Cara mamma/Jedi, che la forza sia con te!

I bambini imparano ciò che vivono

bambiniImparano

Ieri sono stata a scuola di Scricciolo per incontrare le maestre e cercare di spiegare loro quanto sia difficile per una bimba di 9 anni affrontare tutto quello che lei sta vivendo.

Incredibile vero? Per fortuna tutte cose (quasi) rimediabili, certo, ma agli occhi di una bimba di 9 anni un sasso può sembrare una montagna!

Bando alle ciance! Non è per questo che scrivo!

Uscendo dalla classe, un po’ sollevata per la chiacchierata, un po’ depressa per l’argomento, mi sono imbattuta in un cartellone gigantesco, fatto dai bambini di una quinta di qualche anno fa: coloratissimo e bellissimo, riportava una citazione che non posso fare a meno di ricopiare qui sotto:

I bambini imparano quello che vivono

Se i bambini vivono con le critiche,
imparano a condannare.

Se i bambini vivono con l’ostilità,
imparano a combattere.

Se i bambini vivono con la paura,
imparano ad essere apprensivi.

Se i bambini vivono con la pietà,
imparano a commiserarsi.

Se i bambini vivono con il ridicolo,
imparano ad essere timidi.

Se i bambini vivono con la gelosia,
imparano cosa sia l’invidia.

Se i bambini vivono con la vergogna,
imparano a sentirsi colpevoli.

Se i bambini vivono con la tolleranza,
imparano ad essere pazienti.

Se i bambini vivono con l’incoraggiamento,
imparano ad essere sicuri di se.

Se i bambini vivono con la lode,
imparano ad apprezzare.

Se i bambini vivono con l’approvazione,
imparano a piacersi.

Se i bambini vivono con l’accettazione,
imparano a trovare amore nel mondo.

Se i bambini vivono con il riconoscimento,
imparano ad avere un obiettivo.

Se i bambini vivono con la partecipazione,
imparano ad essere generosi.

Se i bambini vivono con l’onestà e la lealtà,
imparano cosa sia verità e giustizia.

Se i bambini vivono con la sicurezza,
imparano ad avere fede in se stessi e in coloro che li circondano.

Se i bambini vivono con l’amichevolezza,
imparano che il mondo è un posto bello in cui vivere.

Se i bambini vivono con la serenità,
imparano ad avere tranquillità di spirito.

Con cosa vivono i vostri figli?”

Dorothy L. Nolte

Già.. Le mie figlie cosa vivono?

Voglio far vivere loro un mondo di bicchieri mezzi pieni, perché quelli mezzi vuoti non dissetano!

 

Scuola, ieri oggi e… domani?

scuola

Nel 2013 mi trovo ad affrontare l’ambiente scolastico come mamma di una quattrenne all’asilo e di una quasi novenne in terza elementare.
E ciò che vedo, purtroppo, raramente mi piace.

Ho scritto un post tempo fa riassumendo la mia “prima” impressione dopo 2 anni di scuola elementare: cerco sempre di essere obiettiva nelle mie riflessioni riguardo alle istituzioni pubbliche, sapendo bene che hanno a che fare anche loro con rogne finanziarie e genitori che credono che i figli siano le vittime dei cerberi insegnanti.

Qualche tempo dopo, però, ho raccolto la testimonianza di un’amica, membro del Consiglio di Circolo che ha elencato una serie di evidenti carenze e problemi che affliggono le scuole pubbliche.

Ho pensato quindi che la cosa migliore fosse quella di chiedere un altro parere, quello di una persona fidata, che la scuola l’ha vissuta “da dentro”, dall’altra parte: la mia carissima Prof delle medie.

Ed ecco la “sorpresa” (ovviamente sono ironica): la mia carissima Prof è disillusa, preoccupata e rattristata da ciò che è oggi la scuola.

Mi permetto di citare letteralmente le sue parole: “La Scuola come io l’ho vissuta, amata non esiste più. Risponderti mi ha fatto vedere con lucidità quello che mi fa male ammettere… Tutto è stato sotterrato da una politica che ha distrutto quello in cui ho creduto per tutti gli anni di lavoro… ti devo confessare che neanche più gli insegnanti sono più sensibili ad essere Maestri…”

Leggere queste parole mi ha fatto trasalire: cio’ che sospettavo si è fatto improvvisamente realtà. Perchè essere insegnanti ed essere Maestri sono due cose totalmente differenti e io l’ho imparato proprio da lei.

LEI, che MAESTRA lo è stata davvero: Maestra a scuola, Maestra nella vita, Maestra nei sentimenti, LEI per la quale ho avuto ed ho tutt’ora un rispetto, una riconoscenza e un affetto smisurato, LEI per la quale nutro cieca fiducia, non crede più in cio’ che l’ha resa la MIA MAESTRA!

Ecco la scuola che devo affrontare e vivere, ecco la scuola che oggi mi chiede di portare la mia Scricciolo dal neuropsichiatra, dal logopedista, dallo psicologo, perchè è troppo immatura, non badando al fatto che la mia bimba sta affrontando zippi e l’incidente di papuzzo e chissà cosa le sta passando per la testa..

Ma non mi arrendo! Per le mie pupaz e perchè io credo in una scuola migliore.

Cosa possiamo fare?
Pensare, parlare, raccontare e proporre e non smettere mai di crederci e di lottare per il diritto all’istruzione dei nostri figli.

Tempo fa ho promesso che avrei scritto un post su scuola e disabilità: non me ne sono dimenticata! Lo farò! Forte anche dell’esperienza che con Scricciolo stiamo affrontando.

Nel frattempo vi invito a leggere l’articolo che la mia carissima Prof mi ha suggerito e a ragionare su quale sia la scuola che dobbiamo pretendere e per la quale dobbiamo lottare.

La scuola dei sogni parte 2

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Qualche tempo fa ho scritto un  post che si intitolava “La scuola dei sogni“.
A seguito di quell’articolo ho avviato delle interessanti discussioni con amici e parenti e a Silvia, che è particolarmente proattiva e interessanta all’argomento, ho chiesto di scrivere un post che avrei “ospitato” in questo blog, per dare un altro punto di vista e maggiori informazioni riguardo alla situazione della scuola in Italia oggi.

Mi piacerebbe raccogliere opinioni in merito ma soprattutto informazioni riguardo lo stato reale visto che, da mamma lavoratrice full-time, a volte mi rendo conto di non essere aggiornatissima in materia.

Grazie Silvia per il post, che riporto integralmente.

“Essere mamma di un alunno della scuola primaria pubblica significa scontrarsi quasi quotidianamente con le difficoltà che questa istituzione sta attraversando da…..ormai troppi anni.
Si, ne avevo sentito parlare, spesso la stampa ne scrive. Ma provarlo sulla propria pelle, cioè, no, peggio, sulla pelle dei propri figli, per cui ogniuno vuole il meglio (sfido chiunque ad affermare il contrario) è molto diverso.

Mio figlio fa il tempo pieno, 40 ore alla settimana. Una scelta dettata in parte dalla necessità lavorativa e in parte dall’utopia che questo potesse significare una formazione più ricca e articolata.
Sono anche membro del Consiglio di Circolo da tre anni e già dalla prima riunione mi sono scontrata con la questione ‘mancanza di fondi’.

In primis mancanza di fondi ha significato la progressiva eliminazione delle ore di compresenza tra le due maestre ‘reggenti’ della classe, per intenderci da 4 ore a 1, a 0 quest’anno. Parliamo di ore settimanali.
Mancanza di compresenza significa mancanza di ‘separazione’ della classe (da 20 a 27 bambini) per meglio usufruire del laboratorio di informatica, per vari progetti, per uscite didattiche (per legge una maestra sola non può andarsene a zonzo con 20 ragazzini tutta sola). Per non parlare degli alunni che hanno bisogno di una spintarella in più, come i figli di stranieri che hanno problemi nello studio della lingua italiana.
I progetti….già…..ridotti all’osso e tutti finanziati dalle famiglie degli alunni, perchè non ci sono fondi per quelli.
Ad esempio le lavagne multimediali. Ormai ogni classe dovrebbe averla per le grandi possibilità didattiche che offre , per l’aiuto alla mestra (che essendo sola…), ma i fondi che il ministero stanziava ogni anno permettevano (parlo al passato perchè questo era vero fino allo scorso anno……) di acquistarne una all’anno per tutto il circolo, che comprende 5 scuole elementari di cui due multisezione. Diciamo a spanne una sessantina di classi. Quanti anni ci vorrebbero di questo passo per fornire lavagna multimediali a tutti le classi?

Poi mi sono scontrata con gli edifici fatiscenti dove ogni girono mio figlio passa la maggior parte della sua giornata. La manutenzione spetta al Comune ma …..indovinate? Non ci sono fondi per lavori approfonditi, solo per rappezzamenti vari.
Nagli ultimi anni anche a Pavia ci sono stati casi di scuole chiuse per crolli improvvisi di calcinacci dal soffitto, per crepe allarmanti, cedimenti strutturali…… e con il terremoto dello scorso anno la situazione non ha fatto che peggiorare…….

Altra assurdità: la legge Brunetta che tutti abbiamo applaudito come una ventata di serietà negli enti statali, ha imposto l’obbligo della visita fiscale al personale già dal primo giorno di malattia. Tutto bene, no? Peccato che l’onere della spesa sia a carico del Circolo Didattico e alla fine dell’anno ammonta a qualche migliaio di euro………

L’ultimissima, dello scorso mese: tutti i fondi che la scuola riceve dal Ministero, da questo mese, dovranno essere trasferiti su conti della Tesoreria di Stato (Banca d’Italia), così diciamo addio anche ai magri interessi (qualche centinaio di euro al massimo) che si riusciva a racimolare da un conto privato grazie anche ad agevolazioni che le banche potevano concedere. Questi fondi non saranno più fruttiferi in nessun modo.
Insomma una sottrazione continua di risorse.

Se noi genitori vogliamo che i nostri figli affrontino un progetto sportivo, musicale, scientifico, dobbiamo sperare in un’opera di volontariato oppure pagare di tasca nostra.
A quanto pare da quest’anno non saremo nemmeno più in grado di coprire la spesa delle salviettine di carta per le mani e carta igenica. Mentre già da tanti anni il materiale di consumo della classe (carta per fotocopie, il computer che serve anche per la Lavagna Multimediale e per agevolare il lavoro delle maestre, cartoncini e colori per i ‘lavoretti’) è totalmente a carico dei genitori.

Ora il Comune di Pavia ha deciso di ‘donare’ alle scuole private della città un fondo di 50.000 euro e naturalmente le associazioni dei genitori sono insorte con manifestazioni varie. Per inciso alle scuole pubbliche il Comune ha stanziato 13.000 euro e badate bene che esso riceve pagamenti dalle società sportive che chiedono in concessione le palestre delle scuole per corsi di basket, pallavolo, ginnastica di vario tipo…….e la pulizia delle palestre è a carico del personale non docente (bidelli) delle scuole.
Chiudo qui…..ci sarebbe altro da scrivere ma non voglio dilungarmi troppo…….chiedo solamente la cortesia a chiunque voglia controbattere, di documentarsi prima di affermare che ci lamentiamo per niente.”

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